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La Massoneria in Firenze-diffusa da un gruppo di inglesi residenti nella città-trovò terreno fertilissimo e da documenti certi è provato che già nel 1732 è funzionante una Loggia composta oltre che da inglesi e da altri stranieri in Firenze da almeno una cinquantina di fiorentini. Carlo Francovich nella sua «Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla rivoluzione francese», Ed. La Nuova Italia, scrive: «I massoni della Loggia fiorentina lottano contro i pregiudizi, contro la intolleranza religiosa e per una maggiore libertà intellettuale. Ma trattandosi da principio quasi esclusivamente di un gruppo di stranieri, pare che i membri della Loggia godessero di una certa libertà. Ciò si deduce dal fatto che nei primi giorni dell'Ottobre 1732 essi possono recarsi in corteo, ornati dei simboli massonici, guanti, grembiuli, ecc. da Firenze a Fiesole per ammirare fra le ruine delle costruzioni romane, l'arte architettonica degli antenati fratelli». L'attività della Libera Muratoria a Firenze era anche favorita dal fatto che nel 1723 al bigotto Cosimo III era succeduto il Granduca Gian Gastone, uomo di elevata cultura e di larghe idee e poco disposto a tollerare l'attività dell'Inquisitore. Inoltre erano rientrati a Firenze coloro che la politica codina e clericale di Cosimo III aveva costretto ad abbandonare la città. Fra i membri attivi della Loggia di Firenze brillava per il suo spirito e per la sua arguzia il poeta Tommaso Crudeli. Anche dopo la morte di Gian Gastone-1737-e il conseguente insediamento del Consiglio di Reggenza, la Massoneria fiorentina non aveva da preoccuparsi, perché il nuovo Granduca Francesco Stefano di Lorena era un «Iniziato».
Ma a Firenze e in Toscana la posta in gioco era molto alta, gli spiriti liberi combattevano una dura lotta per un rinnovamento culturale, basato anche sulla strutturazione dei programmi di studio dell'Università di Pisa. Era il principio della lotta contro i privilegi della Chiesa, contro il potere della Inquisizione, contro le prevaricazioni del clero. Il rischio per la Chiesa era grave, perché le polemiche contro i gesuiti dilagavano ed è forse proprio la situazione che si era venuta a creare in Toscana che indusse Clemente Xll a pubblicare la sua Bolla contro la Massoneria. Ma lasciamo ancora la parola al Francovich: «Quando la Bolla "In eminenti" venne comunicata al governo granducale, questo si rifiutò di registrarla. Così fece anche il governo francese e quasi tutti quelli degli altri Stati europei. Ciò che si faceva in seno alla confraternita dei liberi muratori veniva considerato argomento di carattere secolare e quindi non di pertinenza delle autorità ecclesiastiche. Non di meno, data la tensione esistente in città dopo la polemica fra gesuiti e antigesuiti, date anche le mene dei primi, del padre Inquisitore e di tutto il partito curiale, culminante in Firenze nel cardinale Corsini, nipote del papa ed influenzatissimo alla corte di Roma, i massoni fiorentini decisero di sciogliere la Loggia Ma era intenzione della Santa Sede spegnere una volta per sempre ogni focolaio di anticonformismo e di rinnovamento in Toscana: ripristinare la scolastica e l'aristotelismo all'Università di Pisa- mettere al passo i liberi pensatori e gli avversari dei gesuiti; disperdere la libera Muratoria, protetta dagli scismatici inglesi e considerata come una centrale della propaganda anticuriale; infine dare una lezione che servisse d'esempio agli altri Stati della penisola Fu dunque deciso di arrestare e processare alcuni dei liberi muratori, scelti fra quelli che avessero più fama di libertini e che nello stesso tempo non appartenessero alla classe dirigente del Granducato, onde non suscitare eccessivo scandalo fra le Autorità». Il poeta Tommaso Crudeli, spirito libero ed arguto, frequentatore assiduo di circoli e ritrovi letterari, era solito discutere liberamente ed apertamente, esporre le proprie convinzioni, criticare la Chiesa cattolica, senza alcun timore dell'Inquisizione, degli emissari del Santo Uffizio-spie in ogni dove con cento occhi e con cento orecchie-e leggere in pubblico le sue poesie. Tale «provocazione» non poteva certamente sfuggire all'occhio vigile del Santo Uffizio, tanto che ebbe inizio segretamente un processo contro il Crudeli ed altri massoni, nella speranza di poter procedere al loro arresto. Infatti nell'Aprile del 1739 il Cardinale Corsini, nipote di papa Clemente Xll, scriveva al Granduca, che si trovava da alcuni mesi a Firenze, una lettera in cui si affermava che «la religione era in pericolo e che il male andava estendendosi a gran passi». La lettera (che è conservata presso l'Archivio di Storico di Firenze - Reggenza - Filza 340) continuava e, dopo aver accusato «i frammassoni di essere scuola d'empietà» e che vi sono deposizioni fatte all'Inquisitore che dimostrano che «nei caffè e nelle botteghe pubbliche si spargevano massime contrarie alla fede e alla purezza dei costumi, come la negazione della Trinità, l'immortalità dell'anima e della autorità della Chiesa e che non v'è altro peccato che la sodomia»-dopo aver ipocritamente fatto una netta distinzione fra i frammassoni inglesi e i frammassoni italiani-concludeva invitando a bandire da Firenze alcuni esponenti della setta e a «permettere all'Inquisitore di arrestare due o tre principali colpevoli, per strappare le radici nascenti della setta e ridurre gli altri a penitenza».
In sostanza l'Inquisitore chiedeva l'allontanamento da Firenze del Barone Stosch e l'arresto di Tommaso Crudeli e di altri due «frammassoni». La posizione assunta dal Granducato di Toscana alle richieste dell'Inquisitore non fu mai chiara, non volendo egli da una parte urtare la Chiesa di Roma e dall'altra Re Giorgio Il, che era nettamente contrario ad ogni concessione fatta alla Chiesa di Roma e all'Inquisizione. Sta di certo che a pochi giorni dalla partenza da Firenze del Granduca Francesco- come scrive Ernesto Baldi ne «L'Alba», Tip. Coppini, Firenze 1959-«l'Inquisitore Ambrogi fece istanza presso il Sig.re Tornaquinci, Seg.rio di Stato di S.A.R., per l'assistenza del braccio secolare ad oggetto di effettuare, secondo gli ordini della stessa A.R., la carcerazione delli tre delinquenti in materia di Fede e di Religione». Il provvedimento però fu preso per il solo Crudeli.
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9 Maggio 1739: Tommaso Crudeli rincasava dopo aver passato la serata con gli amici, quando veniva affrontato addirittura da due squadre di sbirri e tradotto prima alle Carceri del Granducato e poi presso l'Inquisizione. Non appena la notizia diventò pubblica, a Firenze molti, per paura di nuovi arresti, abbandonarono la città. Orazio Mann, Ambasciatore d'Inghilterra, protestò duramente per l'arresto del poeta, affermando che «se il Re d'Inghilterra sapesse che la ragione unica dell'arresto del Crudeli fosse la sua appartenenza alla Massoneria, si arrabbierebbe moltissimo per la sudditanza dimostrata dal Granducato verso il Papa e la Curia». Intanto Tommaso Crudeli «fu posto in una segreta lunga sei passi in circa di figura triangolare stata cavata da un angolo d'una stanza, ove era un piccolissimo e mal fornito letticciolo; questo per angustia della carcere, posava da una parte in un luogo comune coperto alla peggio, che per non avere alcun sfogo esalava un grandissimo puzzo che infettava l'aria di quella piccola segreta nulla atta a respirarsi da qualsiasi robustissimo uomo, non che dal Crudeli il quale come noto a tutta Firenze era d'un gracilissimo temperamento per le continue malattie». E, come non bastasse, fu ordinato di «porsi alla ferrata della prigione un riparo di legno per la parte esteriore, atto a togliere l'aria e la luce che ad impedirne la fuga». Passarono mesi senza che avesse inizio il processo e senza che il Crudeli venisse interrogato (intanto era stato tolto dal «buco» e sistemato in una cella più confortevole). L'Inquisitore non perdeva tempo e interrogava molti cittadini obbligandoli a prestare giuramento di segretezza non solo per tutto ciò che veniva loro chiesto, ma anche a negare di essere stati chiamati a testimoniare. Fra i «convocati» presso il Tribunale dell'Inquisizione, l'Acciaioli, al quale fu chiesto se al caffè «di rimpetto ad una Chiesa il Crudeli, benché fosse avvertito che si dava la benedizione con Santissimo Sacramento che v'era esposto, restasse a fare delle bagattelle». E naturalmente l'Acciaioli confermò. A certo Corsi fu chiesto se «dodici anni or sono, in una villa vicina all'Impruneta il Crudeli parlasse male de' religiosi, biasimasse il metodo che s'usava in Italia di insegnare la Teologia Scolastica». Ed anche il Corsi confermò. Pier Antonio Cecchi depose di una donna che voleva recarsi all'Impruneta per implorare grazia da quella Madonna miracolosa e che il Crudeli cercò di dissuaderla, con parole poco rispettose per la madre di Gesù. E la deposizione di Fantacci, che affermò che in una birreria, il Crudeli osò affermare che San Giovanni Evangelista era un asino. Per l'Inquisizione queste deposizioni erano più che sufficienti per dare inizio al processo.
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Nel mese di Agosto del 1739 ebbero finalmente inizio gli interrogatori, ma il Crudeli venne soprattutto interrogato per quanto riguardava «la società dei frammassoni». Il Crudeli riuscì a far pervenire ai Fratelli un resoconto dettagliato del suo interrogatorio, dal quale balzava subito in evidenza che era stato arrestato unicamente per essere iscritto alla Massoneria. Infatti gli fu chiesto in cosa consistessero le adunanze, le cerimonie e di fare i nomi dei frammassoni fiorentini e inglesi, se giuravano e su cosa. Ma l'Inquisizione non perdeva tempo ed è interessante riportare quanto scrive il Baldi sul processo Crudeli: «Fino da quando si era diffusa la notizia della costituzione in Firenze di una Loggia Massonica e si era sospettato che ne facessero parte le più specchiate e colte personalità fiorentine, molti cittadini incuriositi, avevano naturalmente cercato di ottenere ragguagli e di conoscere il fine che accomuna tanta gente stimata in città. Fu fra queste persone curiose che si trovavano i due principali testimoni che determinarono l'arresto del Crudeli. Il primo fu il Dottor Bernardino Pupiliani, giovane intraprendente e buon medico l'Abate Ottavio Buonaccorsi, col quale il Pupiliani aveva stretto amicizia (parlando delle adunanze massoniche) precisò che si trattava si di un ritrovo di persone colte dove si proponevano questioni teologiche e filosofiche, come per esempio, se si dia il moto alla Terra, se l'anima sia mortale o immortale, se il mondo sia regolato da Dio o dal Caso, se vi sia il Purgatorio o no; ed inoltre si discuteva sopra l'autorità del Papa, sopra l'esistenza di Dio, se la religione non è altro che il solo dovere del viver civile ed altre simili Avvicinandosi la Pasqua-29 Marzo 1739-il Pupiliani, per rispondere ad un precetto della Chiesa, si confessò e rivelò al Padre Pagani d'aver parlato delle proposizioni suddette e d'averle tenute in qualche parte. Il Pagani disse che non aveva autorità d'assolverlo e che era necessario si accusasse al Padre Inquisitore Il penultimo giorno degli esercizi comparve il Canonico Guadagni il quale per due ore procurò d'indurlo a confessarsi all'Inquisitore; tanto che lo persuase con assicurarlo che non gliene sarebbe venuto alcun male. La mattina seguente andò al Monte un Frate Giovane del S. Uffizio al quale si confessò Il Frate lesse diverse proposizioni, domandandogli se le aveva dette o sentite dire, ed erano quelle medesime da lui confessate, ed in oltre che la Religione fosse un artificio de' Preti, che Dio diede la podestà al solo S. Pietro, che il Papa non ha l'autorità, che la Bolla contro i Frimesson non doveva essere accettata ed essere una corbelleria, e simili; gli domandò avvertendolo più volte a dire la verità perché il Santo Uffizio lo voleva sapere se fosse Frimesson, il che negò, se in casa Stosch vi fosse una stanza ad uso di Libreria con diversi tavolini, se le dette persone mangiavano carne il venerdì e il sabato, avendogli dato il giuramento sull'Evangelo prima di assolverlo e di non rivelare ad alcuno veruna delle cose sopra le quali era stato da lui ricercato, avendogli fatto giurare di negar tutto anche al Governo, quando dal medesimo fosse stato astretto. Dopo di che avendolo assoluto, lo licenziò Il secondo testimonio fu il nobile Andrea Minerbetti, notoriamente scemo, come risulta dagli atti del processo Crudeli; tuttavia proprio dalla sua testimonianza trassero maggior profitto i frati del Sant'Uffizio. Il Minerbetti, sentendo parlare per Firenze delle adunanze che si tenevano fra massoni e saputo che alla Società dei Liberi Muratori erano iscritti i più colti e ragguardevoli cittadini di Firenze, decise di farne parte. Domandò a destra e a sinistra che cosa si combinasse in quelle adunanze, e lo fece così stupidamente da divenire in breve tempo lo zimbello di tutta la città. Ad un certo punto qualcuno lo beffò facendogli credere una sconcia favola. In quelle adunanze, gli fu detto, si sostenevano massime ereticali ed ogni qualvolta un cittadino veniva ammesso a far parte della Libera Muratoria, il capo gl'ingiungeva di stendersi in terra e dopo averlo () gli faceva firmare il giuramento con () Piacque al Minerbetti questa sciocca e incredibile oscenità tanto da ritenerla un bellissimo e importantissimo segreto e tutto contento cominciò a raccontare alle genti queste ed altre fandonie come se si fosse trovato a vederle, udirle e praticarle. Furono queste ciance, riferite al confessore dal Minerbetti, il quale, fattolo chiamare lo consigliò di denunciare la cosa all'Inquisitore. Infatti il 4 Aprile 1739, munito di una commendatizia del buon Padre si presentò all'Inquisitore il denunciante che ben sapeva essere falso quanto aveva tentato di far credere ciarlando con persone, cioè di essersi trovato nelle adunanze massoniche e di aver visto, sentito e praticato quelle cose a lui date per intendere; alle domande di conferma dell'Inquisitore, negò recisamente. Ma quando il Frate di S. Croce gli fece conoscere di averne avuto la prova dalle stesse persone con cui egli aveva parlato, preso dal timore e dallo sgomento di essere forse messo anche alla tortura, dichiarò tutto quello che il Padre, con buone parole e sottili perfidie, cercava di ottenere da lui. Le nefandezze che si praticavano in quelle riunioni massoniche interessavano assai l'Ambrogi; non era poco incolpare di turpitudine i massoni-come si era fatto un tempo con i cristiani e con i Templari a completare il fascicolo processuale si aggiunsero altre due denunzie conservate dal Sant'Uffizio da diversi anni. Il chierico Grossi, figura di ignorante, di superbo e alcuni dissero anche di ladro, lo denunciava il 20 Dicembre 1734, per aver detto, otto anni prima, che la Teologia Scolastica era cosa inutile, superflua e chimerica e di aver biasimato il Sant'Uffizio Altra denunzia fu sporta il 9 Novembre 1735 forse per scrupolo religioso, da Jacopo Crudeli: egli riferì che il fratello Tommaso teneva e leggeva libri proibiti».
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Nel mese di Settembre, il Crudeli fu sottoposto ad altri lunghi ed estenuanti interrogatori, durante i quali venne alternativamente minacciato di non uscire vivo dal carcere o allettato con la promessa di immediata liberazione. Ma Tommaso Crudeli rimase fermo e non dette spazio all'Inquisitore.
Finalmente nell'ottobre il Procuratore fiscale della Santa Inquisizione di Firenze forniva i capi d'accusa contro Tommaso Crudeli (Archivio di Stato di Firenze - Reggenza - Filza 339). Il Crudeli avrebbe detto: «In primis che la Teologia Scolastica era inutile, superflua, chimerica e che conteneva cose false. Che gli Angeli Custodi stanno al finestrino per vedere i moti del cuore in occasione di discorrere della Teologia Scolastica. Che voleva andare a confessarsi e dire al Confessore delle sciocchezze, e che confessandosi aveva detto al Confessore, voi siete un asino. Che il Sant'Uffizio era ingiusto, prendendo le accuse non dava difesa agl'accusati, lodando ove non vi era il S. Uffizio. Secundus Item qualiter praedictus Thomas Crudeli animo prorsus hereticali dixit, et affirmavit occasione discursus. Che una persona voleva andare a visitare la Madonna dell'Impruneta, sia b()la Madonna. Tertio Item qualiter praedictus Thomas Crudeli intervenivit in una Casa, nella quale v'erano molti e rari libri, e in detto luogo si discorreva di Filosofia e di Religione con discorso sprezzante e dimostrante di non credere. Quarto Item qualiter dictus Thomas Crudeli sia stato d'una conversazione et adunanza in una casa di Firenze in cui accettato, una persona alla detta adunanza al primo ingresso uno le diceva abbracciandola, ben venuto Amico per grazia di Dio e delle buone persone Lei ha abbracciato questo rito, di cui poi il nuovo accettato si distendeva per terra, ed altra persona () scriveva in certa carta così: Io N. giuro alla presenza degli associati, che sarò fedele in eseguire quel tanto, che gli altri fanno, e non eseguendolo prometto di sottopormi ad ogni maltrattamento di mia persona. Che detto associato si ponga a sedere in una sedia senza braccialetti alzando una gamba all'aria, e ratificando il giuramento. I discorsi che si fanno sono di Filosofia, di Teologia con moltissimi errori contro la S. Fede, cioè Che nessun atto carnale sia peccaminoso a riserva della sodomia. Che non vi sia Purgatorio, né Indulgenze, ecc. Che il Papa non ha alcuna podestà avendola data Gesù Cristo a S. Pietro, e non a' suoi successori; che le tre Persone divine sono tre Dij. Che nel Sacramento dell'Eucarestia non vi sia il vero corpo di Gesù Cristo. Che Dio è autore del peccato, mentre a quello concorre. Che Dio sia mendace. Che la regola del credere è credere ciò che la ragione rappresenta per vero. Che S. Gio. Evangelista sia un Asino. Che sia d'usanza e regola di non sentire la Messa, se non qualche volta per apparenza, e fare alcuna riverenza al Santissimo Sacramento, e per l'istessa apparenza presentarsi qualche volta a' piedi del Confessore. Che q.llo sia lecito, che conviene all'uomo Civile, e illecito quello, che non gli conviene. Che sia lecito sollevarsi contro il Principe, quando impone pesi gravi. Che pubblicata la Costituzione di Clemente XII, colla quale condanna la Società dei Liberi Muratori, fosse biasimato il Papa avendo proibito una cosa della quale non aveva cognizione né fondamento. Che i componenti di essa erano insensati, stolidi, Temerari e B..F.. Quinto Item qualiter supra dicta omnia, et singula fuerunt, et sunt vera publica, notizia ed manifesta».
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Non essendo ancora fissata la data del processo e considerate le condizioni di salute del Crudeli che si aggravavano di giorno in giorno, gli amici e il fratello Antonio studiarono un piano di evasione. Il Crudeli però non volle fuggire. Ma il rumore provocato nella notte stabilita, mise in allarme il custode che avvisò l'Inquisitore. Si procedé ad una perquisizione sul Crudeli che fu trasferito in una «altra carcere cattiva» con «solo il poco lume d'altra stanza». Interrogato su questo progetto di fuga, il Crudeli dette tutta la responsabilità al solo Fratello Antonio, il quale peraltro, due giorni prima dell'interrogatorio, si era presentato all'Inquisitore per confermare il suo «delitto».
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Il 29 Aprile l'Inquisitore contestava al Crudeli il «delitto di eresia» risultante dai testimoni di accusa, di aver detto «che quando uno si battezza gli si lava il capo, perché non gli dia fastidio i pidocchi, di aver messo in derisione l'olio Santo, che la confessione era la carneficina delle coscienze e che gli uomini sono fatti come le bestie». Ma quello che interessava all'Inquisitore non era questo, ma avere una precisa confessione sulle adunanze massoniche, convincere il Crudeli a legittimare le ridicole dichiarazioni del Minerbetti, che senza la conferma del Crudeli non avevano la benché minima probabilità di essere credute. Fu nuovamente allettato con promesse di benevolenza. Ma Tommaso Crudeli ancora una volta non cedette.
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Crudeli nel maggio si aggravò tanto da essere in pericolo di vita. Un medico poté visitarlo, ma, nonostante le sue condizioni, non fu trasferito in altra cella. Solo dopo un ulteriore aggravamento della sua salute, quasi in punto di morte (tanto che gli fu permesso fare testamento), gli fu concessa una stanza con una finestra e permesso ai medici di curarlo.
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Il 5 Agosto il Governo Granducale fu informato che il Santo Uffizio aveva emesso la sentenza, che condannava il Crudeli a risiedere nella sua casa di Poppi senza poter uscire per alcun motivo a completa disposizione sempre della Congregazione della Fede. Era il 21 di luglio quando il Crudeli fu prelevato dalla Fortezza di San Giovanni Battista, dove era stato trasferito, e tradotto alla Chiesa di San Giovanni Scheraggio, completamente parata a lutto. l'Inquisitore, che sedeva ad un tavolo con sopra un messale aperto, un Gesù Crocefisso e candele accese, gli lesse la sentenza: «Tu Tommaso Crudeli ti sei reso reo al S. Tribunale dell'Inquisizione di gravissimi delitti risultanti da gran numero di testimoni respettivamente contesti Primo tu fosti denunciato d'aver detto che la Teologia scolastica è chimerica e vana tu fosti denunciato di aver letto Lucrezio; tu fosti denunciato d'aver nell'occasione che uno domandò ad un libraio un esemplare del cuore di Gesù, che aveva a chiedegli piuttosto il calcagno; tu fosti denunciato d'aver detto, in occasione che una donna era andata all'Impruneta, un Convicio contro la Madonna medesima; tu fosti denunciato d'aver detto questa precisa parola "ostensio" in occasione che sonò l'Ave Maria della sera, essendo tu in una Bottega di Caffè; tu finalmente fosti denunciato d'aver frequentato una adunanza dove si parlava di Filosofia e di Teologia e dove s'osservavano vari empi riti e si insegnano molte eresie. Esaminato tu fosti sulla prima denuncia e benché più volte monito a dire e confessare la Verità tu persistesti negativo e confessasti però d'essere stato in villa dell'() all'Impruneta. Esaminato sulla denuncia de' libri proibiti, rispondesti di averli letti e ritenuti, ma che non sapevi ch'erano proibiti Esaminato sulla denuncia del calcagno di Gesù, rispondesti di non ricordare di tal cose, per essere parole supposte dette sette anni fa; chiedesti tempo a pensarvi e rispondesti non avere memoria d'aver detto tal cosa, benché più volte monito a confessare la verità. Esaminato sopra il convicio detto contro la Madonna dell'Impruneta, negasti particolarmente benché più volte monito e rispondesti di non aver mai detto talcosa Esaminato sulla denuncia dell' "ostensio" detta nel Caffè nel sonare l'Ave Maria, rispondesti che non ricordavi d'aver detto ciò, ma se a caso tu l'avessi detto sarà stato per alludere a quelli che fanno vista di dire l'Ave Maria e bevono il caffè. Esaminato più volte sulla denunzia dell'adunanza, di riti e della scuola dove s'insegnano dette eresie, rispondesti pertinacemente, che mai sei stato in tal'assemblea, né frequentarla né benché monito benignamente a dire la verità, tu fosti sempre ostinato a negarlo In una visita che l'Inquisitore fece alla tua carcere ti fu trovata una fune a nodi, un coltello spuntato e senza manico, inchiostro rappreso ed una cordicella di seta con certa polvere di schioppo in una sacchetta; tu riconoscesti tutte quelle cose e confessasti di avere per via di detta cordicella mandati e ricevuti biglietti da un tuo corrispondente e finalmente ricevuta detta fune e il resto; ma esaminato rispondesti che non volevi fuggire, monito, persistesti nella negativa Domandato si volevi la ripetizione de' Testimoni, tu col consiglio dell'avvocato la volesti, ed in detta ripetizione fosti aggravato di questi delitti che l'anima ragionevole non è immortale; che siamo come le bestie, che il Battesimo lava i pidocchi ai bambini Avendo la S. Congregazione maturatamente considerato la gravità de' tuoi delitti ed il peso delle denunzie e indizi che risultano contro di te, pronunzia e condanna te Tommaso Crudeli a stare nella tua casa di Poppi e quella vuole che ti sia indice di carcere, ad arbitrio della Santa Congregazione, da accrescersi e scemarsi la pena, questo in riguardo alle tue malattie, obbligandoti a dar mallevadore di mille scudi per l'osservanza di detta pena da applicarsi in caso che fuggissi a' luoghi pij» Terminata la sentenza l'Inquisitore chiese al Crudeli se poteva versare i mille scudi, al che il poeta rispose dicendo che aveva terre sufficienti per garantire tale somma. E la risposta fu accettata dall'Inquisitore. Prima di «congedare» il Crudeli, non mancò il pistolotto finale: che era un empio e che senza le gravi malattie l'Inquisizione gli avrebbe fatto subire un esame più rigoroso (tortura) e che, considerando la clemenza della Sacra Congregazione, era opportuno che si confessasse ed ammettesse le sue colpe. Avrebbe così potuto salvarsi l'anima
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Relegato a Poppi, impossibilitato ad uscire, soggetto a frequentissime visite del Vicario del Santo Uffizio continuava ad essere torturato moralmente. Con l'autunno e l'inizio del clima rigido il poeta si ammalò; ma la sua richiesta di poter abitare a Pisa non venne presa in considerazione. Intervenirono allora amici del Crudeli e finalmente, solo alla fine di ottobre, giunse il permesso di poter spostare la sua residenza, non a Pisa, ma a Pontedera. Intervento nuovamente di amici, dei Fratelli-che non lo avevano mai abbandonato -ma la risposta del Santo Uffizio non lasciò speranza: qualsiasi località della Toscana, meno che Pisa, Firenze, Livorno e Siena. Ai primi di Aprile del 1741 il Crudeli ottenne la «grazia» della liberazione. Ma ormai la sua salute era irrimediabilmente compromessa. Morì a Poppi, nel suo paese, dove era nato nel 1703, il 27 Marzo del 1745: aveva 42 anni.
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Francesco di Lorena, dopo il processo, abolì nel 1743 le prigioni dei preti, chiuse per ben undici anni il Tribunale dell'Inquisizione che venne definitivamente abolito da suo figlio nel 1782. Il processo del Crudeli ebbe il merito di dare-come giustamente annota il Francovich-il primo colpo di piccone al potere politico esercitato dalla Chiesa.
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Penso sia interessante riportare alcuni punti della lettura storica tenuta in occasione della riunione commemorativa nel decimo anniversario della rifondazione della prima Loggia inglese a Firenze (23 Maggio 1985). La rifondazione di questa Loggia avvenne il 23 Maggio del 1975, sotto la giurisdizione del Grande Oriente d'Italia, alla presenza del Gran Maestro, prof. Lino Salvini. Nota Carlo Matteo Pellizzi «può anche scaturire l'ipotesi che, sul ceppo della Loggia degli Inglesi in quel periodo (1732) fosse stata costituita un'altra Loggia, di sua emanazione, e al fine di raccogliere nuovi Fratelli di origine più strettamente fiorentina Secondo questa linea interpretativa il processo Crudeli e l'asserito scioglimento della Loggia nel 1738 dovrebbe riferirsi a questa emanazione, mentre la preesistente Loggia degli Inglesi avrebbe potuto continuare la sua attività. Questo avrebbe nel contempo potuto soddisfare l'Inquisitore e rimediare ad un proselitismo in qualche caso un po' frettoloso...».
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Tommaso Crudeli, il poeta che piaceva al Massone Giosuè Carducci si prese la sua rivincita. Le sue opere ebbero diffusione in quasi tutta l'Europa. La sua «Raccolta di poesie» stampata nel 1746 fu posta all'Indice e bruciata in Firenze; ma nello stesso anno, proprio a Firenze, fu pubblicato «Il Superbo» - Commedia in cinque atti, tradotta dal francese dal Crudeli; nel 1757 a Londra viene pubblicata la sua opera «Cicalata» e pochi anni dopo, nel 1769 a Parigi, il suo libro «L'arte di piacere alle donne ed alle amabili compagnie». Nella seconda edizione, furono aggiunti alcuni suoi leggiadrissimi componimenti poetici. Sempre a Parigi, nel 1805, esce un altro libro del Crudeli: «Rime e Prose». A Milano nel 1827 viene pubblicata una sua raccolta di Apologhi scritti nel Secolo XVIII, e nel 1855 a Lucca «Novella», due novelle di cui una di Tommaso Crudeli; a Firenze, nel 1886, il libro «Favole di tre autori Toscani» (Tommaso Crudeli, Lorenzo Pignotti e Luigi Fiaschi).
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Nel quinto anniversario della scomparsa del Prof. Lino Salvini, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani - per ben nove anni, l'Istituto di Studi a lui intestato ha pensato, e giustamente, per onorarne la memoria, di pubblicare in ristampa anastatica l'opera di Tommaso Crudeli che fu messa all'Indice e bruciata in Firenze in Piazza della Signoria il 15 Ottobre del 1747, in quanto «riconosciuta come opera massonica e di ispirazione satanica». E perché questo preziosissimo libro fu donato al Prof. Lino Salvini da un carissimo amico che lo aveva reperito a Napoli nell'Aprile del 1932, in circostanze veramente fortuite. E anche perché il Prof. Lino Salvini fu fondatore e Maestro Venerabile della Loggia «Tommaso Crudeli» di Firenze, il primo massone soggetto all'Inquisizione cattolica.
ALDO CHIARLE