Fu rinchiuso, in attesa di giudizio,
in una cella angusta, senza luce
là dove un « luogo comodo » produce
un fetore schifoso. Nel supplizio,
solo non è: gli fanno compagnia
le cimici, i pidocchi e cosí via.
L'aria non si rinnova: la segreta
ha soltanto una stretta feritoia
aperta, fuori, sotto una tettoia
che a qualsivoglia flusso esterno vieta
la via diretta. Cella piú malsana
concepire non può la mente umana.
Un lurido giaciglio, due razioni
quotidiane di pane rinsecchito,
acqua che non consenta all'inquisito
di praticare inutili abluzioni.
E figurarsi quante e quante crisi
ebbe il Crudeli, afflitto dalla tisi;
afflitto dalla tisi e sofferente
di un'altra meno grave malattia
piú tormentosa ancora tuttavia:
un'asma acuta, che frequentemente
riduce il suo respiro esagitato
ad un penoso rantolo stentato.
Sono trascorsi mesi dall'arresto
ed il processo non è cominciato.
Il prigioniero langue, consumato
lentamente dal suo male funesto
ed ha, debilitato dagli stenti,
sbocchi di sangue sempre piú frequenti.
Smunto, curvo, tremante, sembra un vecchio
in lotta con la morte. La feroce
pena sofferta ha reso la sua voce
appena percepibile all'orecchio:
si esprime con un bisbigliare roco,
spezzato e lento, estremamente fioco.
O Crudeli, Fratello d'altri tempi,
penso ai tuoi casi e il cuore mi si stringe.
Con che colori foschi si dipinge
l'immagine dei tuoi subíti scempi!
Quel che tu fosti per cognome solo,
gl'inquisitori furono per dolo.
Quando venne condotto in tribunale,
non si reggeva in piedi. Fu portato
quasi di peso; e tuttavia legato:
era ridotto in uno stato tale
da dover garantire il suo diritto
di non perdere pezzi nel tragitto.
Nella solennità dell'adunanza
l'inquisitore si trovò di fronte
ad un uomo stremato, che le onte
della dura prigione e l' indigenza
aveva sopportato con la mente
rimasta acuta in modo sorprendente.
Il Crudeli cercò di radunare
ogni energia che gli restava ancóra
nel fisico ridotto alla malora
e seppe egregiamente confrontare
a domande malevole e insistenti
le sue risposte lucide e taglienti.
Gli si chiese di esporre i rituali
seguíti nelle Logge in occasione
delle tornate per l'iniziazione
di nuovi ammessi e di chiarire quali
pratiche di onanismo collettivo
ne segnano il momento conclusivo
(pare che padre Ambrogi veramente
credesse in queste usanze, sin da quando
gliele aveva narrate, sghignazzando,
un tale Minerbetti: un deficiente
a cui tale bislacca informazione
era stata fornita da un burlone).
«Padre, » disse il Crudeli « immaginate
come saremmo belli tutti quanti
a far di certe cose con i guanti,
il grembiule, le sciarpe ricamate,
una mano cacciata sotto i panni
e l'altra sul Vangelo di Giovanni?
Soccorrere un Fratello, gli è un dovere;
ma prestargli servigi cosiffatti
mi pare ecceda i limiti de' patti.
Si parli seriamente, per piacere!
I massoni maneggiano cazzuole
e voi capite a mezzo le parole. »
L'inquisitore ci restò di sale:
quel cencio d'uomo aveva un bel coraggio!
S'era permesso di recare oltraggio
a lui personalmente e al tribunale.
«Basta» il padre gridò. «L'udienza è tolta.
Sarà continuata un'altra volta. »
L'adunanza si sciolse ed il Crudeli,
legato con gran cura nuovamente,
uscí dal tribunale sorridente,
lieto della sua lingua senza peli.
nel nome della Santa Inquisizione
fu riportato subito in prigione.
« Se comincia cosí, » disse a se stesso
l'inquisitore « è meglio pazientare,
con questo farabutto, ed aspettare
che crepi nelle more deI processo. »
Ed allungò, con decisione scaltra,
il tempo posto tra un'udienza e l'altra.
Un medico famoso (un frammassone:
Antonio Cocchi) ottenne dai reggenti
ripetuti ed energici interventi
perché fosse cambiata la prigione
nella quale al Crudeli si era dato
un trattamento orribile e spietato.
Passato ad altra cella, l'Inquisito
risentí del benefico trasloco.
Riprese qualche forza a poco a poco
e apparve meno smunto e denutrito:
anche perché le raccomandazioni
gli avevano accresciuto le razioni.
Migliorò tanto che, quando in udienza
gli chiesero del segno con il quale
i Fratelli, secondo il rituale,
palesano « virtute e conoscenza »,
ossequiò padre Ambrogi col gestaccio
di chi ratto si palpa un avambraccio.
Risulterebbe inutile e prolissa
l'attenta narrazione dei momenti
di quel processo senza precedenti
sorretto da una regola prefissa:
racimolare, in una strada nuova,
praivitatis haereticae la prova.
Qui basterà soltanto ricordare
che l'inquisito venne condannato
per avere piú volte motteggiato
il Sacro Cuore e - con bestemmie rare
come può consentirsele un poeta-
anche Santa Maria dell'Impruneta.
Fu inoltre dimostrato ch'egli aveva
letto le vite - da empietà sospinto-
di fra Paolo Sarpi e Sisto quinto
e che minutamente conosceva
gli scritti di Lucrezio (addirittura
il turpe suo De rerum naturra .
La sentenza non fu molto severa:
il Crudeli fu relegato a Poppi,
suo paese natio. Taluni intoppi
lo portarono dopo a Pontedera.
Tornò a Firenze, dal forzato giro,
per esalarvi l'ultimo respiro.